La fotografia - Intervista a Dario Casetti

Come comincia, e come continua, la tua storia di cortista?

Cominciò tutto nel 1991, dopo un primo esperimento tra amici. All'epoca girammo due film amatoriali che erano ambiziosi nel progetto ma un po' deludenti come risultato (dal mio punto di vista). S’intitolavano Giustizia sommaria e La valle del silenzio: un’esperienza divertente in cui vennero coinvolti tanti amici, il frutto di una passione crescente, che si è poi concretizzata nei miei studi di cinema all'Università di Torino.

Che cosa ha significato, per te, vincere Spazio Torino?
E' stata una sorpresa ed una grande soddisfazione, anche perché il festival di Torino è, dopo Venezia, la più importante manifestazione dedicata al cinema in Italia. Dopo gli esperimenti del 1991, avevo temporaneamente accantonato la mia voglia di fare cinema. A un certo punto ho capito che era giunto il momento di rimettersi in discussione e di provare a capire se la mia poteva essere una passione costruttiva. È stato così che, nel 2002, abbiamo girato La fotografia, dopo una prima versione di prova realizzata nel 2001. La storia era piaciuta e così ho deciso di girarne una nuova versione con attori e mezzi più professionali. Questo è il primo dei miei lavori che partecipa ad un concorso e vincere un premio al prestigioso Torino Film Festival è uno stimolo a proseguire lungo questa strada.

A differenza di molti corti, che sono il prodotto di un unico regista-autore, a volte anche attore, La fotografia nasce da un lavoro comune di sceneggiatura. Come concepisci i rapporti tra regia e sceneggiatura, e tra sceneggiatore e regista? E come hai trovato i tuoi co-scrittori?
Riccardo Gallia, che è l'autore del soggetto e della sceneggiatura, ha delle ottime capacità narrative. Io amo molto l'aspetto della costruzione visivo-registica e, anche se collaboro alla stesura della sceneggiatura, preferisco lasciare ad altri la costruzione di buona parte dei dialoghi. Il compito del regista è secondo me quello di rendere "visibili" e tridimensionali, grazie al lavoro sul set, quei dialoghi che prima sono solo sulla carta. Con gli sceneggiatori ho sempre un ottimo scambio di idee di tipo sinergico, che deve portare ad un buon livello qualitativo finale del film. Alcuni degli sceneggiatori con i quali collaboro sono miei amici di vecchia data, altri ho avuto modo di conoscerli attraverso i miei corsi di cinema, dove hanno saputo distinguersi per originalità e competenza.



Tu sei laureato in Storia e critica del cinema con una tesi su Kubrick e insegni questa stessa materia all'università. Che rapporto hai con la tradizione? E quali sono i tuoi registi di riferimento, italiani e stranieri?
Kubrick rimane, a parer mio, "l'autore" per antonomasia. Il suo controllo della qualità e della perfezione assoluta erano maniacali. Ogni suo film rimane unico ed il suo stile inimitabile. Film come 2001: Odissea nello spazio o Arancia Meccanica rimangono dei cult movie, ancor oggi di esempio per il cinema contemporaneo. Ma oltre ad amare il cinema e lo stile di Stanley Kubrick, sono affascinato dalla raffinatezza e l'eleganza narrativa di Hitchcock e di François Truffaut. Tra gli italiani prediligo Dino Risi per la capacità di essere elegantemente "leggero" e il "giovane" Gabriele Muccino. Sono molto curioso di vedere Ricordati di me. Infine mi piace il cinema di Salvatores, perché ama sperimentare.

Quali sono i tuoi prossimi progetti?
Nei mesi di ottobre e novembre del 2002 abbiamo finito di girare un nuovo cortometraggio intitolato Va bene così. La sceneggiatura è stata scritta da Glauco Salvador e dal sottoscritto, mentre il film è stato prodotto da Giacomo Chiorino e da Federico Botto con il patrocinio della provincia di Biella e dell'assessorato alla Cultura del Comune di Biella. È una storia d'amore semplice ma non banale, scritta per capire se dopo La fotografia eravamo in grado di realizzare qualcosa che fosse apprezzato anche dal pubblico.
E questa verifica col pubblico, c’è stata?
Il cortometraggio, che dura 34', è stato presentato al cinema nella mia città e ha ricevuto numerosi consensi, il che ci fa ben sperare. In questi primi giorni del 2003 stiamo mettendo in piedi un nuovo progetto che ci permetta di maturare e di crescere professionalmente. Ma per ora, è solo una bozza.

Tratto da shortvillage.com